CHIRURGIA DELLA TIROIDE – CHIRURGIA GENERALE Teramo

 

La tiroide è una ghiandola endocrina posta nella regione anteriore del collo che sintetizza e produce l'ormone tiroideo sotto forma di tiroxina (T4) e triiodiotironina (T3); quest'ultima è la forma attiva dell'ormone. Le sue funzioni sono estremamente ampie e vanno dallo sviluppo del sistema nervoso centrale, all'accrescimento corporeo, al controllo di numerose funzioni metaboliche.

L'intervento di asportazione completa o parziale della ghiandola può essere necessario sia per trattare  malattie benigne (come l’ipertiroidismo non trattabile o non responsivo ad altre terapie; gozzi voluminosi o multinodulari anche di piccolo volume, ma sintomatici; adenomi secernenti) che per il trattamento di tumori della tiroide.  L’indicazione all’intervento viene sempre condivisa con lo specialista endocrinologo, che prepara il paziente all’intervento e che lo seguirà dopo di esso, per controllare l’adeguatezza della terapia.

Tiroidectomia parziale (emitiroidectomia)

L’intervento consiste nell’asportazione di una porzione della ghiandola tiroide, che in genere corrisponde ad un lobo. Nella maggior parte dei casi la parte restante è sufficiente a svolgere le fisiologiche funzioni ormonali. La principale indicazione è rappresentata dall’adenoma tossico di Plummer.

Tiroidectomia totale

L’intervento consiste nell’asportazione di tutta la ghiandola tiroidea e di conseguenza comporta la necessità di assumere la terapia ormonale sostitutiva per tutta la vita.

Per entrambi gli interventi l’incisione viene eseguita in corrispondenza della parte bassa della regione anteriore del collo lungo le fisiologiche linee cutanee. La lunghezza dell’incisione può variare in base alla grandezza della tiroide, alla conformazione del collo e alle preferenze dell’operatore.

Complicanze della chirurgia tiroidea

Le complicanze specifiche legate agli interventi sulla ghiandola tiroide sono rappresentate dalla possibile lesione del nervo laringeo ricorrente e/o del nervo laringeo superiore e l’alterazione della funzionalità delle paratiroidi.

La probabilità di provocare una lesione permanente del nervo laringeo ricorrente (ramo del nervo vago) è di circa l’1% e tale danno causa un’alterazione del tono della voce per paralisi di una corda vocale.   Tuttavia, nella maggior parte dei casi si assiste ad un graduale e spontaneo miglioramento delle capacità vocale, ulteriormente favorito da trattamento logopedico.

Una lesione parziale temporanea del nervo ricorrente si verifica con maggiore frequenza (5-10%), è legata alle manipolazioni della ghiandola durante l’intervento e va incontro a recupero graduale ma completo.

Il danno ad entrambi i nervi ricorrenti ( complicanza estremamente rara) comporta l’impossibilità alla fonazione e una difficoltà respiratoria che può richiedere un’intubazione prolungata, il ricovero in Terapia intensiva e l’eventuale istituzione di una tracheostomia chirurgica. Anche in questo caso valgono le considerazioni fatte sopra.

Per minimizzare le probabilità di danneggiare i nervi ricorrenti è in uso un dispositivo intraoperatorio (NIM) che aiuta ad identificare e, quindi, a rispettare i nervi stessi.

La probabilità di danneggiare la branca superiore del nervo laringeo (n. laringeo superiore) è circa  il 2-5%. In questo caso non si avrà un’alterazione del timbro vocale, ma il danno potrà comportare una maggiore affaticabilità ed una difficoltà nell’emissione vocale, oltre ad un possibile alterazione dello spettro vocale in particolare per quanto concerne le frequenze vocali più alte.

Anche dopo un’emitiroidectomia può essere necessaria l’assunzione di una terapia ormonale sostitutiva, per compensare la ridotta produzione di ormoni della ghiandola residua.

 

Alterata funzionalità delle paratiroidi

Le paratiroidi sono piccole ghiandole (solitamente in numero di 4) poste dietro alla tiroide: producono l'ormone paratiroideo (PTH) che controlla il metabolismo del Calcio e del Fosforo.

In circa 1/4 dei pazienti sottoposti ad intervento di tiroidectomia totale nel postoperatorio si riscontra una ipocalcemia (diminuzione della concentrazione di calcio nel sangue) che si può clinicamente manifestare con formicolii localizzati a carico delle dita, della lingua ed intorno alla bocca. Livelli molto bassi di calcemia possono condizionare una sintomatologia rappresentata da crampi e spasmi muscolari.

Nella maggior parte dei casi l’ipocalcemia postoperatoria è temporanea con ripristino dei fisiologici valori della calcemia entro breve tempo. In circa il 2% dei pazienti l’ipocalcemia può protrarsi per lungo tempo o essere permanente, Il trattamento dell’ipocalcemia è farmacologico e consiste nell’assunzione per via orale di Calcio e di vitamina D.

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